Situato su uno sperone, Panicale è da sempre centro strategico e di passaggio, a cavallo tra il territorio del Lago e quello della valle del Nestore. Inserita in un singolare quadrilatero difensivo a controllo di tutto il Trasimeno, Panicale conserva intatto il suo aspetto fortificato di castello di pendio. Le origini sono incerte, si presume che già nel secondo millennio a.C. la zona fosse transitata da cacciatori italici, etruschi e romani. La prima notizia certa è la fondazione di un Castrum nel 40 a.C. da parte di un gruppo di Romani fuoriusciti da Perugia a seguito della guerra tra Lucio Antonio e Ottavio Augusto. Nel Medioevo il Castrum Panicalis è legato alle vicende economiche e militari di Perugia. All’inizio del XV secolo, a seguito delle lotte tra le fazioni che dilagavano in Perugia, Panicale venne presa da Braccio di Fortebraccio (1416): questa fu la prima di una lunga serie di Signorie cui Panicale andò soggetta per molti anni. Nel 1503 fu saccheggiata dalle truppe di Cesare Borgia. Nel 1506 passa sotto il dominio di Papa Giulio II, data che coincide con il passaggio di Perugia e del suo territorio sotto lo Stato Pontificio. Nel 1543 giunge a Panicale il Pontefice Paolo III, che riceve numerosi tributi dagli abitanti e prima di ripartire nomina Panicale, con diploma autografo, “terra insigne”. Lo Stato pontificio mantiene il controllo della cittadina fino all’Unità d’Italia.
I
Monumenti
Ancora cinto da mura con porte medievali, il borgo presenta una forma circolare con tre piazze disposte in asse, una sopra l’altra: quella del Comune si trova in basso, quella della Chiesa Collegiata al centro e quella del Podestà in alto. Le strutture sono prevalentemente realizzate in mattone, con il pieno che domina sul vuoto.